Riparazione per ingiusta detenzione

Chi ha subito una custodia cautelare rivelatasi ingiusta può, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, chiedere allo Stato un’equa riparazione per il pregiudizio subito.

La disciplina è contenuta negli artt. 314 e 315 del codice di procedura penale e riguarda, in particolare, le misure cautelari detentive, come la custodia cautelare in carcere e gli arresti domiciliari.

Quando si può chiedere la riparazione per ingiusta detenzione

La legge distingue diverse situazioni nelle quali può sorgere il diritto alla riparazione.

Una prima ipotesi riguarda chi sia stato sottoposto a custodia cautelare e successivamente prosciolto con decisione irrevocabile perché il fatto non sussiste, non ha commesso il fatto, il fatto non costituisce reato oppure non è previsto dalla legge come reato.

Ai fini della riparazione assumono rilievo, nei casi previsti dalla legge, anche la sentenza di non luogo a procedere e il provvedimento di archiviazione.

Una diversa ipotesi ricorre quando la custodia cautelare sia stata applicata senza che sussistessero le condizioni di legge previste per la sua applicazione. In questo caso il diritto alla riparazione può essere riconosciuto anche indipendentemente da una successiva assoluzione.

Dolo o colpa grave dell’interessato

La conclusione favorevole del procedimento non determina automaticamente il diritto alla riparazione.

La legge esclude infatti il beneficio quando l’interessato abbia dato o concorso a dare causa alla custodia cautelare con dolo o colpa grave.

La valutazione di questo requisito assume quindi particolare importanza nel procedimento e richiede l’esame delle circostanze concrete e del comportamento tenuto dall’interessato.

Il termine per presentare la domanda

La domanda deve essere presentata entro due anni dal momento individuato dall’art. 315 c.p.p., che varia in relazione al provvedimento con il quale si è concluso il procedimento.

È quindi importante verificare tempestivamente la data dalla quale decorre il termine nel singolo caso.

La Corte d’Appello competente

Sulla domanda di riparazione decide la Corte d’Appello competente secondo le disposizioni del codice di procedura penale.

Il procedimento si svolge in camera di consiglio e richiede la predisposizione di una domanda nella quale devono essere rappresentati i presupposti della richiesta e gli elementi utili alla determinazione dell’equa riparazione.

Come viene determinato l’importo

La riparazione non costituisce un importo automaticamente predeterminato in base ai giorni trascorsi in custodia cautelare.

La sua quantificazione tiene conto della durata della detenzione e delle conseguenze personali, familiari, professionali ed economiche derivanti dalla privazione della libertà.

L’importo complessivo della riparazione non può comunque superare 516.456,90 euro. 

Uomo che esce dal carcere con banconote e martelletto del giudice in primo piano

Assistenza per la riparazione per ingiusta detenzione

Lo Studio Legale Prandi presta assistenza nella valutazione dei presupposti per richiedere la riparazione per ingiusta detenzione e nella predisposizione della relativa domanda.

L’attività comprende l’esame del procedimento penale e dei provvedimenti che hanno disposto la misura cautelare, nonché la raccolta della documentazione utile a rappresentare le conseguenze subite durante il periodo di detenzione.

Lo Studio assiste inoltre l’interessato nel procedimento davanti alla Corte d’Appello e nelle eventuali successive fasi di impugnazione.

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